Tutto col gioco niente per gioco

.21 (T.P.C.)

Passi le giornate guardando in slow-motion l'arrivo dei Rangers a Mogadiscio in Black Hawk Down e quanto è figo Josh Hartnett e questo dolby surround Beolink di Bang & Olufsen con diffusori in ogni stanza che sembra di avere i rotori dei Cobra in salotto. E pensando a lui guardi Schindler's List e quanto è figo Ralph Fiennes nella parte di Amon Goeth nelle sue vesti naziste in black and white d'autore targato pellicola digitale 1993. Sempre in dolby ascolti gli spari, e sono tanto simili al rumore degli schiaffi presi in piena faccia da alcolisti o cocainomani del jet set, jet lag, jumbo jet. Fuck that. Un giorno scappi a Parigi. Non hai un uomo che ti ama. Hai un uomo che non c'è mai e più manca e più ti vuole: più dice di volerti. Lo so che sto raccontando tutto molto di fretta. Ma devo arrivare al dunque. Allora forse smetti di fare la modella. Smetti di vivere nella Disneyland dello showbiz. Devi riabituarti ad una certa sobrietà, ad un lifestyle da mediocri che hai perso quando avevi quindici anni. Quando ti scoprirono come il fiore più bello al mondo, che tu ancora dovevi sbocciare. Ti ritrovi ancora ancorata a Parigi non si sa bene come. Il tuo compagno è un architetto e non sai molto altro di lui: ma questo lo sa chiunque passi davanti al portone e legga la targhetta. Viviamo nel suo bell'appartamento nel Marais, the new place to be. Passi sola intere giornate. Lui rincasa sempre tardi dallo studio. E tu vivi il solito flashback da Nightmare before Christmas. Passi le giornate a leggere. Soprattutto i primi due mesi. Pensi ad arredare la casa a tua immagine, ma l'architetto ha sempre idee diverse dalle tue, e te lo comunica via fax. Ti scordi chi sei. Ti scordi di essere Eve Von Kleist. Colei che ha mandato nel dimenticatoio Claudia Schiffer. E guardi giù in strada. Spesso, molto spesso. Cosa c'è giù in strada? Un'agenzia immobiliare; un barbiere; un negozio di fiori, un negozio di dischi all'angolo che ricorda tanto quello di Nick Hornby in High Fidelity. Mi sono dimenticata di una cella carceraria. Di lì si entra solo uno alla volta, mi pare evidente. C'è un campanello, in alto a destra. Non c'è un nome, un cognome, una sigla, il nome di una società, un codice, niente. Vi sta scritto soltanto: "Il Club del Giovedì". In cirillico. Sono curiosa. Sono tanto curiosa. Lo sono sempre stata. Mi sono informata. Jean Louis torna sempre tardi. Che noia. Io solo ventisette anni. Sono vecchia, nel mio mondo. Andata. E ho solo ventisette anni. Al giovedì. Ho solo ventisette anni. Ed anche gli altri stronzi giorni della settimana. Ho solo ventisette anni. Ho già ventisette anni. Al giovedì arrivano ed entrano alla spicciolata. Sono uomini, sì, quasi tutti uomini. Anzi, ne sono certa, sono solo uomini. Il range va dai 19-20 anni, e li vedi da come sono vestiti, ed è giusto che sia così a quell'età, fino ad un massimo di 35-40 anni, e li vedi da come sono vestiti, ed anche per questi ultimi, è giusto che sia così a quell'età. I più arrivano a piedi. Alcuni sono in bici. Alcuni sono in giacca e cravatta e con la cartella in mano, si vede che sono appena usciti dagli uffici. E mentre li vedo a volte improvviso un tango con la mia lampada Tolomeo: è alta più di me, quasi. Nessuno arriva con la propria auto. Anchè perchè questa è una zona residenziale, e sarebbe impossibile trovare un posto libero. Mi sono sempre chiesta cosa accada dietro quella porta. No, non è un bordello. Sarebbe già passata la polizia. No, non è un ritrovo di simpatizzanti di Bin Laden; in quest'ultimo caso, avremmo visto arrivare la Brigade anti-terrorismo in pompa magna. E allora che diavolo combinano, penso, tra me e me, per giorni e giorni, mentre cucino, mentre leggo, mentre dipingo, mentre mi rado le gambe. Le parrucchiere vociferano che si tratti di un club esclusivo per giovani uomini frustrati. Sì, avete capito bene. L'ho sentito dire pochi giorni fa, proprio al salone di bellezza dov'ero seduta. Giovani boys. Frustrati. Distrutti. Inculati. Soli. Single perenni. Tutte disfunzioni causate dall'amour. E dalle donne. Na na na, zero robe tipo impotenza, eiaculazione precoce o cose toste e studiate dalla medicina. Negativo, qui si tratta di roba molto più terra terra, voglio dire, disturbi non studiati dalla scienza. Incazzature collettive o individuali. Gente che ha spesso fortune, tempo, averi e tutto ciò che aveva di più caro per la loro dolce metà e poi si sono ritrovati soli, una bella mattina di settembre, in un aeroporto. Mi chiedo perchè ancora la TPC non sia andata a colonizzare anche quel club. A meno che. E ora che il flashback è finito, e ora che posso passare a parlare dell'oggi, che non sono più ad aspettare il bel Jean Louis che rincasa alle venticinque di notte o altri orari inventati con scuse sul perchè si fosse trattenuto nello studio, ora che sono solo io nella mia vasca da bagno, ora che insomma posso dirlo, che quei giovani del cosiddetto "Club del Giovedì" mi ricordano tanto gli uomini del mio team: Jo, chiacchierone insicuro, Matthew in perenne angoscia, bello e dannato, e infine Adam, il duro, il leone dal cuore di cioccolata Lindt. Ma gli uomini del giovedì erano in realtà una cellula TPC, reclutati in massa e presi per le palle ad unghiate. Sacchetti scrotali strizzati ben bene in segno di potere: controllo. La potenza è niente senza controllo? Bene, allora teniamoli ben saldi per le palle e vediamo se non vivranno per noi. Oh...quanti ne ho incontrati. Le loro vite che gli scorrevano davanti come treni merci. Treni lanciati a duecento all'ora. Il panorama volava via, così le altre persone. E loro che invece tutto davano e tutto donavano per una sola persona. Sempre quella sbagliata. Sempre una donna. Che nemmeno minimamente ripagava i loro sforzi. Tipici. Li ho visti perdere amici, perdere tempo, perdere le famiglie, litigare tra loro. Li ho visti dormire negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie e in mezzo ai campi. Opportunità andate in fumo. Rinunce su rinunce per. Sacrifici. Corse in macchina contro il vento. "Perfect Day" che scorre sulle guance. Lettere scritte a mano. Lettere strappate. Lettere mai spedite. Quasi tutti bravi ragazzi. Quelli a cui diciamo: "Tesoro, non hai sbagliato niente, sono io che sono stronza in questo periodo". Periodi che durano tre anni. Crisi di nervi. Gastrite nervosa. Esaurimento nervoso. Manifesta insicurezza nelle relazioni con l'altro sesso. Impossibilità nell'intrattenere una conversazione con una donna. Conseguenze. Consequence is no coincidence. Tre minuti e mi giuro che uscirò dalla vasca: il mio corpo era bello sporco...l'ho fatta nera, l'acqua purificatrice. Ne esco nuda, tra un paio di minuti. Penso al contatto. A Francoforte. Penso a cosa starà facendo Jo, quel figo mistosangue yankee-italico tra le bambole di pezza scandinave. E a cosa farà Matt che continua a chiamarmi e forse sbaglia tutto con me. Penso ad Adam che starà lucidando il suo mitragliatore preferito ed ho ancora un pò  di grasso per lubrificare le sue armi su uno dei miei fazzoletti Fendi. Respiro ogni tanto qualcosa che fa scorrere meglio i pezzi, mentre la vita scorre già velocemente per conto suo, senza bisogno di lubrificare con lacrime e saliva. Penso ai miei ragazzi e alla loro cura spasmodica per L'Ingrediente, che sanno essere la loro unica speranza di salvezza. Dall'Organizzazione. Dal mondo perverso in cui siamo finiti. Senza scelta. E poi mi ritrovo a pensare alla ragazza incontrata ieri sera al Le Fumoir. Costante fuga, sì. Ho scelto di difenderli. Di difendere loro. Una donna, sì. Una donna che difende uomini indifesi. Incredibile, al giorno d'oggi. Eppur vero. La ragazza di ieri sera, così sexy, così perfetta, l'avrei mangiata se avessi potuto. Chi era, perchè non ha spiegato, perchè ha mentito. Questions. Quel tatoo. Un taboo. Devo rivederla. Squilla il cellulare. Mi alzo dall'acqua, mi avvolgo in un vecchio telo Christian Dior comprato da Illum Bolinghus a Copenhagen anni fa. Corro a rispondere. Mi guardo allo specchio e mi piaccio. Anche vestita di brividi e Dior bianco bagnato. Sono la bellezza totale. Sono la donna totale del XXI secolo. Sono una doppiogiochista, ma che in fondo vuole il bene dell'umanità. Amen.

Autore: nulla4 Categoria: Letto 63x volte venerdì, 08.01.10 03:46:09 Permalink Punti "Karma": -3. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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Commenti:

  1. [1] Sere net-188-216-187-233.cust.dsl.vodafone.it

    Non ho fazzoletti Fendi, non frequento il Le Fumoir, e soprattutto non sono una modella, ma mi capita -così spesso, giuro- di sentirmi così.. e allora penso: "Cazzo, siamo davvero tutti esseri umani".
    ('Na na na, zero robe tipo impotenza, eiaculazione precoce o cose toste e studiate dalla medicina.' mi piace da morire!)

    Rispondi votes: -1 venerdì, 08.01.10, 12:16:03
  2. [2] nulla4 62-101-77-196.ip.fastwebnet.it

    A me questi nuovi scrittori emergenti mi fanno morire...è tutto così (sur)REALE.

    Rispondi votes: 5 venerdì, 08.01.10, 12:18:55
  3. [3] Sere net-188-216-187-233.cust.dsl.vodafone.it

    Io dico: 'per fortuna che sono emergenti!' :)

    Rispondi votes: -1 venerdì, 08.01.10, 12:27:56
  4. [4] nulla4 62-101-77-196.ip.fastwebnet.it

    Boh, a volte ho proprio l'impressione che i migliori autori siano quelli che non arrivano al grande pubblico...purtroppo! O per fortuna?

    Rispondi votes: 5 venerdì, 08.01.10, 12:31:35
  5. [5] Sere net-188-216-187-233.cust.dsl.vodafone.it

    Entrambe in egual misura, forse, effettivamente..

    Rispondi votes: -1 venerdì, 08.01.10, 12:51:59

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